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Carta Bianca


Aprile 2020, Vogue Italia esce con una copertina bianca e Valentina Ciarallo la trasforma in opere d'arte! 

Valentina racconta: "Aprile 2020, in pieno lockdown, avvolta da un silenzio nuovo che tutti abbiamo provato vado in edicola a comprare, come ogni mese, Vogue Italia, il mio cassetto dei sogni, una delle poche gioie in quel periodo. La cover esce bianca, silenziosa, muta. Testimonianza simbolica durante la pandemia. È la prima volta nella storia della rivista che la copertina è senza immagine, senza colore.



Quelle stesse immagini che fin dal suo primo numero - in Italia dal 1962 - ogni mese nutrono l’immaginario visivo di milioni di lettori. Il mondo si ferma. Quel bianco per me è stata una scintilla. L’idea era già lì. Ho immediatamente  immaginato che quel vuoto potesse essere interpretato come una rinascita. Il bianco che rappresenta il principio della fase vitale, segnale di speranza e fiducia, diventa stimolo creativo  per artisti capaci di aderire alla nostra contemporaneità.

Così quel bianco è tornato a vibrare, potentemente visionario, reinterpretato attraverso personali letture. La superficie, come una tela, un foglio o uno spazio in grado di accogliere istanze innovative, diventa racconto collettivo animato da una varietà e diversità di linguaggi.

Un progetto tutto italiano che coinvolge 49 artisti che hanno lavorato da aprile a giugno 2020 materialmente sulla pagina bianca e sulla rivista. Ho chiesto loro cosa ci aspetta, come ricostruire i propri desideri e tradurli, come rimettersi in gioco. Ogni artista ha operato sulla copertina, come una tela, un foglio, uno spazio in grado di accogliere una varietà di linguaggi e tecniche differenti per un racconto collettivo (pittura, scultura, disegno, ricamo, fotografia, collage, led, app di intelligenza artificiale, etc…). L’idea era proprio di far lavorare gli artisti nuovamente su qualcosa di materiale, in un momento virato al digitale. Una storia da raccontare, una storia per ricominciare, una storia per il domani."

D: Come sei riuscita a concretizzare il  progetto malgrado tutti gli ostacoli non solo logistici ma anche psicologici che caratterizzavano il periodo?

R: Essendo una curatrice d’arte specializzata in linguaggi contemporanei con esperienza ventennale ho un rapporto diretto con gli artisti. Li ho stimolati con la mia proposta su come  ripartire da una tela bianca. Per molti è stato un periodo di riflessione e anche smarrimento e per molti quel bianco ha anche spaventato. Tutti i protagonisti coinvolti hanno aderito con la voglia di rimettersi in gioco. In quel periodo era impossibile muoversi quindi ho spedito con il corriere le copie bianche in tutta Italia, e non solo, alcuni di loro vivono all’estero e una volta terminato il lavoro le ho riavute indietro, sempre via posta. 

Come è andata con Vogue? Come sei riuscita a coinvolgerli? 

Mi sono assicurata una copiosa quantità di riviste, considerando la difficoltà che ho trovato nel reperire tutte le copie. Ho chiesto aiuto ai miei parenti ed amici nelle edicole sparse in città. Il numero “White Issue” è andato immediatamente sold out e diventato da collezione. Dopodichè ho contattato via mail il direttore di Vogue Italia Emanuele Farneti, che non conoscevo personalmente, illustrando il mio progetto. Il suo feedback è stato immediato. Ha appoggiato l’iniziativa fin da subito con entusiasmo. E come lui stesso dice:” la copertina bianca ha aperto una strada, suggerendo un’idea che ha valore nella misura in cui è in grado di generarne un’altra, e un’altra ancora.”

Quali caratteristiche hanno i 49 artisti scelti? Come hanno reagito al tuo progetto? Raccontaci della tua emozione davanti  alla prima opera compiuta.

Ho cercato di individuare alcune tra le realtà più interessanti, secondo il mio punto di vista, del panorama attuale italiano. Artisti mid carrer separati da un arco anagrafico complessivo di 29 anni. La più giovane Bea Bonafini è del 1990. Fonte di ispirazione per molti artisti sono stati i grandi autori del Novecento: Pasolini, Simone de Beauvoir, Italo Calvino, etc…E i temi spaziano dall’ambientalismo, diritti civili, europeismo, diritti della donna, la famiglia come luogo da cui ripartire, etc…La prima opera arrivata è stata quella dell’artista milanese Letizia Cariello dal titolo “Saving time”. L’artista ha disegnato nel bianco di Vogue un calendario del tempo, quello a venire. Facendo un taglio centrale, come una ferita sulla circolarità numerica, che poi ricuce con un filo rosso, medicando così il trascorso. Da quest’opera ho creduto nel progetto.

Tu come avresti interpretato la copertina bianca? 

Mi immedesimo con i 49 lavori proposti dagli artisti, come fossero tutti miei figli. Quarantanove non è cinquanta, sfiora la cifra tonda. Volutamente mi sono fermata qui. L’approdo non è ancora toccato, ogni opera è voce individuale ma anche tassello di un progetto che volge fiducioso verso altri mondi.

La pubblicazione delle opere su Vogue Italia è solo un primo passo del progetto Carta Bianca? Ci puoi raccontare come si evolverà?

Auspico quanto prima di rendere visibili i lavori in una mostra, mi piacerebbe iniziare da Milano ma potrebbe essere itinerante, come dice il più importante critico d’arte italiano Francesco Bonami “una mostra da portare in valigia”. E realizzare anche una pubblicazione che raccolga tutti i lavori nella loro interezza.

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Valentina Ciarallo, romana di nascita, è storica dell’arte e curatrice indipendente, specializzata in linguaggi del contemporaneo. Laureata all’Università ‘La Sapienza’ di Roma in lettere con indirizzo storico-artistico è docente presso IED Roma (Ultime tendenze delle arti visive) e tutor all’Istituto Marangoni di Firenze (Curatorial practice). Da oltre vent’anni cura progetti sperimentali sostenendo la giovane arte con mostre e performance in spazi istituzionali, musei e gallerie, focalizzate sull’integrazione tra arte classica e contemporanea. Un principio che ha ispirato il ciclo di iniziative “Spirito”, ideato e realizzato tra il 2003 e il 2016, all’interno del Complesso rinascimentale Santo Spirito in Sassia a Roma di cui è stata direttrice artistica. Ha lavorato con artisti italiani e internazionali tra cui: Stefano Arienti, Mat Collishaw, Christian Jankowski, Loris Gréaud, Cyprien Gaillard, Vedovamazzei. Ha ideato e curato progetti d’arte per grandi aziende: il “Pacco d’Artista” di Poste Italiane, insignito del riconoscimento “Premio Cultura + Impresa”( ed. 2014) e il “Festival Nazionale della Cultura Creativa” per Bnl-Gruppo BNP Paribas. Ha collaborato con AltaRoma curando la prima retrospettiva in Italia del fotografo Hans Feurer per Kenzo Takada e per il Gruppo di comunicazione HDRA’ con il “Premio l’Arte che Accadrà” rivolto alla valorizzazione dell’arte italiana. Tra le ultime attività “Il mio viaggio in treno tra arte, bellezza e sostenibilità” progetto di arte e digital per il Gruppo FS Italiane. Collabora con la sua rubrica “Risposte ad Arte” sulla rivista Exibart. È stata responsabile del settore mostre per il Complesso del Vittoriano a Roma (1998-2003) e collaborato con il MiBACT (ICCD). E’ cofondatrice del blog www.sorellesumarte.it e titolare del profilo Instagram @instasorellesumarte, un piccolo riflettore puntato sul bello, il nuovo, l’originale. 

 

 



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